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LinkedIn Ads: come usarle per far crescere il tuo brand

Redazione DN

23 luglio 2025
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Linkedin ads

Oggi, il digitale guida le relazioni tra brand e persone, quindi, scegliere su quale canale investire è una decisione strategica, tanto quanto definire il messaggio da veicolare.

Le aziende B2B, in particolare, hanno esigenze specifiche: non cercano visibilità di massa, ma relazioni mirate, lead qualificati e opportunità concrete.

LinkedIn Ads rappresenta una leva potente in questo settore, per costruire connessioni mirate con decision maker e potenziali partner.

Questo articolo nasce per offrire una visione chiara e concreta sul funzionamento di LinkedIn Ads: esploreremo vantaggi, logiche di targeting, strategie di budget e strumenti operativi funzionali alla comunicazione delle aziende B2B.

Perché LinkedIn Ads conta davvero per il marketing B2B

LinkedIn è un ecosistema basato su dati professionali verificabili che consente alle aziende di entrare in contatto con figure chiave nei processi decisionali: non è solo un social network per professionisti.

Non è uno strumento per fare, banalmente, pubblicità o per registrare online il proprio CV, ma per costruire relazioni commerciali.

Mentre altre piattaforme lavorano su interessi generici o comportamenti di navigazione, LinkedIn permette di segmentare il pubblico in base a criteri professionali come:

  • ruolo lavorativo

  • settore di attività

  • anzianità professionale

  • dimensioni dell’azienda

  • competenze specifiche

La possibilità di raggiungere profili professionali ben definiti, attraverso il targeting, lo rende particolarmente efficace per le aziende che operano in mercati di nicchia o offrono soluzioni complesse e ad alto valore, dove è fondamentale parlare alle persone giuste.

Leggi ancheLinkedIn Marketing: strategia, contenuti e lead nel B2B

Cos’è LinkedIn Ads e perché conviene investirci

Linkedin ad library

LinkedIn Ads è la piattaforma pubblicitaria di LinkedIn attraverso cui le aziende entrano in contatto con un pubblico professionale selezionato, motivato, consapevole.

È qui che i contenuti trovano il loro spazio strategico: per ispirare decisioni, generare relazioni autentiche e portare valore concreto ai processi aziendali attraverso campagne mirate.

Un esempio concreto dell’efficacia di LinkedIn Ads nel B2B arriva dal settore vinicolo.

Vallepicciola, cantina del Chianti Classico con un posizionamento premium, si è posta un obiettivo chiaro: rafforzare la propria presenza B2B sul territorio nazionale, stabilendo connessioni strategiche con buyer, distributori e operatori del canale ho.re.ca.

Abbiamo strutturato e gestito le campagne di Vallepicciola con il Campaign Manager, uno strumento centralizzato in cui è possibile:

  • creare nuove campagne pubblicitarie

  • definire il pubblico di destinazione

  • scegliere il formato dell’annuncio

  • impostare il budget e le offerte

  • monitorare i risultati in tempo reale

A livello tecnico, la struttura segue uno schema piuttosto lineare:

  • Account pubblicitario: collegato a una pagina aziendale LinkedIn

  • Campagne: strutturate per obiettivo, target e formato

  • Annunci: i singoli contenuti sponsorizzati

LinkedIn Ads non è adatto a tutte le strategie digitali. I suoi costi medi, superiori a quelli di altre piattaforme di advertising, richiedono obiettivi chiari e un pubblico ben definito.

Per questo, abbiamo costruito un piano editoriale orientato al B2B per Vallepicciola: contenuti rilevanti per il target, pensati per raccontare il brand in modo strategico, valorizzando le caratteristiche distintive dell’offerta, la filosofia produttiva e l’esperienza della cantina.

Perché spesso, per molte aziende B2B, LinkedIn è l’unico strumento in grado di raggiungere interlocutori davvero in target: CEO, manager, responsabili marketing, HR, buyer.

Persone difficili da raggiungere altrove, ma presenti qui con un mindset professionale, pronte a informarsi, confrontarsi e valutare nuove opportunità.

La pubblicità su LinkedIn funziona meglio quando:

  • Il tuo business si rivolge ad altre aziende (B2B);

  • Parli a ruoli specifici e influenti nei processi decisionali (manager, CEO, HR, marketing...);

  • Vendi soluzioni ad alto valore, che richiedono tempo e fiducia prima della conversione;

  • Hai contenuti rilevanti da offrire (white paper, webinar, demo, studi di settore).

È uno strumento potente, ma va usato con consapevolezza. Se stai cercando click rapidi, numeri alti, interazioni facili non è la strada giusta.

Ma se vuoi entrare nella mente delle persone giuste, creare relazioni di valore e generare lead qualificati, LinkedIn è la piattaforma ideale.

Il lavoro per Vallepicciola ha portato risultati misurabili e, soprattutto, coerenti con gli obiettivi B2B.

La visibilità del brand è aumentata sensibilmente: tra marzo e maggio, i contenuti hanno generato un +213% di impressions e +134% di reazioni.

Sempre attraverso questo canale, abbiamo intercettato un pubblico altamente qualificato, registrando oltre 230 visite al sito da parte di professionisti del settore Food & Beverage.

Abbiamo ottenuto un risultato ancora più rilevante con un luxury resort, per cui abbiamo gestito campagne legate a eventi corporate e wedding di lusso (intercettando i wedding planner).

Con le campagne corporate, tra aprile e giugno abbiamo generato numerosi contatti qualificati, con cui l’azienda ha avviato trattative concrete e profittevoli.

Tutto questo è stato possibile grazie a un mix di contenuti visivi e targeting per ruolo e settore, portando una visibilità internazionale qualificata e l’attivazione di relazioni commerciali con agenzie eventi, brand e aziende partner nel settore e luxury lifestyle.

Ma al di là dei numeri, il vero valore è stato nella qualità delle interazioni: contatti commerciali in target, crescita organica della rete aziendale e attivazione di conversazioni con profili strategici.

Il team commerciale ha potuto utilizzare LinkedIn non solo come vetrina, ma come leva relazionale, lavorando su connessioni già sensibilizzate dal contenuto sponsorizzato e dal posizionamento costruito nel tempo.

In sintesi, non contano gli interessi, ma i ruoli e i settori: LinkedIn è la piattaforma giusta se il tuo obiettivo è raggiungere figure professionali specifiche in settori precisi.

L’account pubblicitario e la gestione operativa

Attivare un account pubblicitario su LinkedIn è, in apparenza, un’operazione semplice: si accede al Campaign Manager, si collega la pagina aziendale e si assegnano i ruoli operativi.

Campaign manager

Ogni figura ha un grado diverso di responsabilità:

  • Viewer: può solo visualizzare le campagne.

  • Creative Manager: può gestire i contenuti degli annunci.

  • Campaign Manager: crea e modifica le campagne.

  • Billing Admin: gestisce le impostazioni di pagamento.

Ma dietro questa struttura apparentemente lineare si nasconde una complessità che chi lavora quotidianamente nel digital marketing conosce bene.

La gestione operativa è una macchina in movimento che va governata con metodo, coordinazione e visione.

Questo blog post ti aiuta a comprendere quanto sia importante gestire bene ogni step, con il supporto di professionisti in grado di leggere i dati, ottimizzare i segmenti, dialogare con il reparto marketing interno e, se necessario, mediare con partner tecnici esterni, CRM, agenzie locali o fornitori di contenuti.

Nella nostra esperienza con aziende strutturate, capita spesso di lavorare come punto di snodo tra reparti diversi, risolvendo problemi concreti: flussi di approvazione frammentati, accessi mancanti, insight tag non installati correttamente, liste caricate in modo non conforme, target duplicati, eventi di conversione mai verificati. La gestione è operativa, sì, ma è soprattutto strategica.

Per questo, LinkedIn offre strumenti evoluti che, se sfruttati con consapevolezza, possono davvero fare la differenza:

  • pubblici personalizzati,

  • segmenti di targeting salvabili,

  • tracciamenti avanzati con il LinkedIn Insight Tag,

  • integrazioni con piattaforme di analytics e CRM.

Ma saperli usare non basta: bisogna saperli leggere e analizzare nel tempo, con continuità, visione e dialogo costante tra chi crea, chi approva e chi analizza.

Creare una campagna LinkedIn Ads: il nostro approccio, passo per passo

Ogni campagna pubblicitaria efficace nasce da un’esigenza concreta e da una strategia chiara.

Per Vallepicciola LinkedIn si è rivelata la piattaforma ideale per evolvere da un modello commerciale basato sul networking tradizionale a una presenza digitale proattiva e strategica.

1. Definizione dell’obiettivo

Il primo passo nella costruzione di una campagna LinkedIn Ads è la scelta dell’obiettivo, che determina non solo il formato degli annunci, ma anche le metriche su cui valutare il successo dell’azione.

  • Notorietà (Awareness): per aumentare la visibilità del brand o di un messaggio specifico.

  • Considerazione (Consideration): per stimolare l’interesse e generare traffico verso il sito, interazioni o visualizzazioni video.

  • Conversione (Conversions): per generare lead, candidature o azioni specifiche sul tuo sito.

Nel caso di Vallepicciola, l’obiettivo era duplice: aumentare la riconoscibilità del brand tra un’audience altamente profilata (importatori, buyer, sommelier, ristoratori) e al contempo generare opportunità commerciali concrete su mercati strategici.

Abbiamo quindi strutturato due strategie parallele: una orientata all’awareness e l’altra orientata alla consideration.

2. Segmentazione del pubblico

Il vero punto di forza di una campagna LinkedIn efficace è la segmentazione avanzata.

La piattaforma offre una granularità di targeting che poche altre possono garantire: è possibile raggiungere figure professionali ben definite, selezionando ruoli aziendali specifici all'interno di imprese di determinati settori, aree geografiche e dimensioni, con la possibilità di includere anche competenze, aziende target e liste personalizzate.

Per Vallepicciola abbiamo definito un pubblico preciso e strategico, costruito attorno a:

  • buyer nel settore wine & beverage,

  • professionisti della ristorazione,

  • responsabili acquisti di enoteche, wine bar, hotel.

Questa fase ha permesso di ottimizzare la spesa e massimizzare la pertinenza degli annunci, parlando solo ad un target altamente profilato.

3. Budget e offerte

LinkedIn Ads offre diversi modelli di offerta (CPC, CPM, CPV), e consente di impostare un budget giornaliero o totale.

La piattaforma suggerisce anche dei valori di riferimento per l’asta pubblicitaria, che possono essere accettati o regolati manualmente.

Budget linkedin ads

Nel nostro caso, abbiamo optato per una gestione controllata del budget, con un investimento iniziale calibrato per raccogliere dati significativi, mantenendo il pieno controllo delle offerte e delle performance.

I risultati hanno confermato l’efficacia dell’approccio: traffico qualificato verso la pagina, interazioni elevate e contatti realmente interessati ai prodotti Vallepicciola.

Formati degli annunci su LinkedIn

Uno degli elementi chiave di una strategia LinkedIn vincente è la scelta consapevole dei formati.

Ogni tipo di annuncio ha uno scopo preciso, e va utilizzato nel momento giusto del percorso utente.

Ecco i principali formati che abbiamo utilizzato:

  • Sponsored Content: post sponsorizzati che appaiono nel feed degli utenti.

  • Carousel Ads: annunci con più schede grafiche o contenuti.

Video Ads: contenuti video per rafforzare il messaggio visivo.

Formati annunci linkedin ads

Ogni formato è stato progettato con un messaggio mirato e coerente, seguendo una logica di funnel: dalla scoperta del brand alla manifestazione d’interesse, fino alla generazione del contatto commerciale.

Monitoraggio e ottimizzazione delle campagne

L’attivazione di una campagna non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un dialogo. Una volta online, ogni annuncio genera segnali: click, visualizzazioni, interazioni. Saperli leggere, interpretare e reagire con prontezza è ciò che trasforma una campagna “buona” in una campagna performante.

Nel progetto sviluppato per Vallepicciola, il monitoraggio ha avuto un ruolo chiave sin dal primo giorno.

Campagne rivolte a buyer e responsabili acquisti richiedono una costante attenzione ai KPI più strategici:

  • CTR (Click-through rate) per misurare l’attrattività dell’annuncio,

  • CPL (Costo per lead) per conoscere quanto stiamo investendo per ottenere un contatto qualificato,

  • Engagement rate per valutare l’interesse generato,

  • Tasso di conversione sul sito per capire se il traffico porta valore concreto,

  • e, nel caso dei video, le visualizzazioni completate, segnale di reale interesse.

Nel caso di Vallepicciola, queste metriche ci hanno guidati in una serie di ottimizzazioni mirate: dalla revisione delle creatività al perfezionamento della segmentazione.

Questo approccio ha generato un impatto concreto: non solo una maggiore presenza del brand nel feed LinkedIn, ma soprattutto un’interazione mirata e qualificata con buyer, distributori e professionisti dell’hospitality.

Il team commerciale ha potuto attivare conversazioni con contatti già sensibilizzati e riconoscere, all’interno della rete LinkedIn, nuove opportunità di relazione realmente strategiche.

In parallelo, l’integrazione con strumenti esterni di analytics e CRM ha permesso di seguire il percorso dell’utente dalla prima esposizione al contenuto fino al contatto diretto, restituendo una visione chiara del valore generato dalla campagna.

Monitorare e ottimizzare non significa solo migliorare le performance. Significa ascoltare il mercato, imparare dai comportamenti, affinare la strategia per costruire valore.

È in questo continuo ascolto che si coltiva la vera efficacia di LinkedIn Ads.

LinkedIn Ads vs Meta Ads

Uno degli errori più comuni, quando si pianifica una strategia pubblicitaria online, è considerare LinkedIn e Meta Ads (Facebook e Instagram) come strumenti alternativi sullo stesso piano.

In realtà, parliamo di due ecosistemi profondamente diversi, che rispondono a logiche e comportamenti utente completamente distinti.

1. Contesto e mindset dell’utente

LinkedIn è una piattaforma nata e utilizzata per scopi professionali. Gli utenti sono lì per aggiornarsi, condividere insight, cercare soluzioni di business, costruire relazioni lavorative.

Questo significa che l’attenzione è già orientata al mondo professionale.

Quando un utente visualizza un annuncio su LinkedIn, è più predisposto a recepire contenuti informativi, offerte di servizi B2B, inviti a eventi, demo, white paper, o strumenti utili per la sua attività.

Meta, al contrario, intercetta l’utente in un contesto personale, orientato all’intrattenimento.

Chi naviga su Facebook o Instagram lo fa con finalità più leggere e informali.

È possibile ottenere ottimi risultati anche in ambito B2B, soprattutto per la brand awareness, ma l’efficacia cala drasticamente quando si punta alla lead generation qualificata o a contenuti complessi.

2. Targeting: dati comportamentali vs dati professionali

Meta basa la sua potenza su un’enorme quantità di dati comportamentali: interessi, interazioni, pagine visitate, contenuti apprezzati.

È una macchina perfetta per raggiungere grandi volumi di utenti a costi contenuti.

Tuttavia, nel B2B, il comportamento online raramente è sufficiente a identificare chi prende davvero le decisioni.

LinkedIn, invece, offre un vantaggio competitivo chiaro: dati professionali dichiarati.

Ruolo, settore, funzione, azienda, anzianità, competenze… informazioni chiave che permettono di costruire pubblici ultra-specifici, capaci di rispecchiare perfettamente i buyer personas della tua azienda.

Per fare un esempio concreto: se stai vendendo un software HR pensato per aziende sopra i 200 dipendenti, puoi indirizzare la tua campagna su LinkedIn esclusivamente a HR Director o Talent Manager di aziende di quella fascia.

Su Meta, invece, dovresti affidarti a interessi sul settore informatico o software, con molta meno precisione.

3. Costi e ROI: oltre il costo per click

Come anticipato sopra, LinkedIn Ads ha costi medi per click più elevati rispetto a Meta Ads.

Ma il confronto va fatto su un piano più ampio: quanto vale un click qualificato?

Un lead B2B di qualità, che corrisponde al tuo target ideale, spesso ha un valore potenziale di gran lunga superiore rispetto a un contatto generico.

In molte campagne che abbiamo gestito, LinkedIn ha generato meno lead in termini numerici, ma con tassi di risposta commerciale, qualità e conversione nettamente superiori. In pratica: meno volumi, più valore.

4. Obiettivi di marketing e fase del funnel

Meta è eccellente per lavorare sulle fasi iniziali del funnel: awareness, engagement, storytelling visivo.

Può essere utile per aumentare la visibilità del brand o distribuire contenuti leggeri, anche in ambito B2B.

Vp linkedin ads

LinkedIn, invece, si presta meglio per le fasi più avanzate del funnel, dove è necessario veicolare messaggi tecnici, spingere alla conversione o costruire una relazione diretta tra brand e decisore.

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In conclusione, LinkedIn e Meta non sono concorrenti, ma strumenti complementari, da usare in modo coerente rispetto agli obiettivi.

Se il tuo business è B2B e ti rivolgi a una nicchia professionale specifica, LinkedIn Ads è spesso l’unica piattaforma capace di portarti davvero davanti alle persone che contano.

LinkedIn Ads vs Google Ads

Google Ads intercetta chi sta già cercando qualcosa. È ideale per la domanda consapevole.

LinkedIn Ads invece stimola l’interesse, genera domanda latente e rafforza la brand reputation.

Usati insieme, creano un mix efficace: Google per l’acquisizione attiva, LinkedIn per il posizionamento e la relazione.

LinkedIn e Google Ads sono due strumenti potentissimi. Ma rispondono a logiche radicalmente diverse, e spesso vengono paragonati erroneamente solo sulla base del costo o della facilità d’uso.

In realtà, capire come e quando usarli è una questione di strategia più che di budget.

1. Logica della domanda: consapevole vs latente

Google Ads è ideale per la domanda consapevole. È il classico strumento da “risposta immediata”.

Se un utente cerca su Google “software per gestione team remoto”, e tu vendi una piattaforma di quel tipo, puoi far comparire il tuo annuncio in cima ai risultati.

Il bisogno esiste già: tu ti limiti a farti trovare nel momento giusto.

LinkedIn Ads, al contrario, lavora su un terreno diverso: raggiunge persone potenzialmente interessate prima che cerchino attivamente una soluzione, grazie a un targeting basato sul profilo professionale.

Qui la logica non è “mi trovi”, ma “ti intercetto mentre stai pensando al tuo business”. E lo faccio nel contesto giusto, quello professionale.

Attraverso la logica della domanda latente LinkedIn suggerisce un problema, un’opportunità o un contenuto utile all’utente anticipando il bisogno o facendolo emergere.

2. Targeting: keyword vs profilo professionale

Il targeting di Google si basa su parole chiave e intenzioni di ricerca. È estremamente utile per capire cosa l’utente vuole in quel preciso momento, ma non ti dice nulla su chi è quell’utente. Potresti ricevere un click da un assistente junior o da un CEO, e pagarli allo stesso modo.

LinkedIn ti consente invece di parlare a una persona con un’identità professionale definita: sai chi è, cosa fa, in quale azienda lavora, e che ruolo ricopre. Non sai se ha un bisogno immediato, ma sai che potrebbe averlo, ed è una figura in grado di decidere.

Questo rende LinkedIn più adatto alla comunicazione top-down: sei tu a proporre qualcosa al tuo pubblico ideale. Google, invece, è più adatto alla risposta bottom-up: l’utente fa la prima mossa.

3. Obiettivi e fasi del funnel

Progettare una strategia B2B efficace significa selezionare i canali in funzione degli obiettivi e della loro capacità di agire nei diversi momenti del funnel.

In questo senso, i Google Ads e i LinkedIn Ads non si contendono lo stesso spazio, ma si trovano su differenti livelli dell’esigenza di acquisto.

Nella prima fase del funnel, ossia quella di creazione della consapevolezza (awareness), LinkedIn può svolgere il proprio ruolo strategico.

In questo modo, le campagne sponsorizzate presentano il brand, i contenuti, i valori dell’azienda ad una platea professionale altamente orientata, in un momento proficuo perché l'utente è aperto a ricevere notizie relative alla loro attività lavorativa.

Alcuni contenuti come pillole video, white paper, guide, articoli di approfondimento possono essere strumenti efficaci per farsi conoscere e posizionarsi come riferimenti nel proprio campo.

Google, in questa stessa fase, può portare il proprio contributo mediante campagne Display o YouTube, ma spesso con minor attenzione da parte dell'utente, poiché il contesto in cui vengono mostrati gli annunci è meno focalizzato sul business e più dispersivo.

Di conseguenza, LinkedIn si dimostra in genere più performante nella generazione di awareness qualificata, soprattutto per aziende che operano in mercati verticali o complessi.

Passando alla fase centrale del funnel, quella della considerazione, le due piattaforme offrono approcci complementari.

Google, attraverso campagne di search su parole chiave branded o riferite alla tipologia di prodotto o servizio, può intercettare utenti che stanno valutando attivamente le opzioni disponibili.

È utile per rafforzare la presenza del brand in fase di confronto e portare traffico qualificato al sito.

LinkedIn, invece, può essere utilizzato per consolidare la relazione con il potenziale cliente, offrendo contenuti di maggiore approfondimento: case study, inviti a eventi online, campagne con moduli di lead generation integrati.

In questa fase, la qualità e la rilevanza del contenuto offerto fanno la differenza, e LinkedIn consente di distribuirlo con grande precisione al pubblico giusto, mantenendo alta la coerenza tra messaggio, destinatario e contesto.

Infine, nella fase finale del funnel, quella della conversione, Google è spesso il canale più diretto: l’utente ha un bisogno chiaro, sa cosa sta cercando e vuole agire.

Una campagna di search ben strutturata può portare l’utente direttamente alla compilazione di un form, alla richiesta di contatto o all’acquisto.

LinkedIn, anche in questa fase, mantiene la sua utilità grazie alle campagne di retargeting, rivolte a chi ha già interagito con contenuti precedenti, visitato una landing page o aperto un modulo lead.

Qui l’obiettivo è rimanere presenti nella mente del decisore, rinforzare il messaggio e facilitare il passaggio all’azione.

4. Costi e performance: comparare con attenzione

Google Ads è altamente ottimizzabile e può portare contatti a basso costo, ma i costi per lead stanno aumentando, specialmente in settori competitivi come software, consulenza, formazione e HR.

LinkedIn, pur avendo CPC e CPL più elevati, garantisce una maggiore qualità media nei contatti.

L’utente che scarica un contenuto o richiede informazioni su LinkedIn ha spesso un ruolo preciso, lavora in target, ed è più facile da qualificare e attivare nel processo commerciale.

Pianificare una strategia integrata significa allineare i messaggi lungo il percorso dell’utente, dal primo stimolo fino alla conversione finale.

E in questo percorso, LinkedIn e Google sono due alleati potenti, ciascuno con un ruolo chiave.

LinkedIn Ads può essere un acceleratore di business

LinkedIn Ads non è una scorciatoia, ma uno strumento di precisione. Richiede pianificazione, budget adeguato e contenuti rilevanti.

Ma quando usato bene, può moltiplicare l’efficacia delle tue strategie commerciali, portando lead qualificati e relazioni strategiche direttamente nel tuo funnel.

Se stai cercando un canale affidabile per potenziare il tuo marketing B2B, è il momento di guardare a LinkedIn Ads non come un “test”, ma come una leva da integrare nel tuo piano di crescita.

Hai bisogno di una consulenza personalizzata o vuoi capire se LinkedIn è il canale giusto per la tua azienda?

Contattaci: possiamo guidarti nella definizione della strategia e nella gestione operativa delle campagne.

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